sabato, 14 luglio 2007

Purtoppo il video non è un granché...si sente maluccio e ci sono troppe voci "intruse" vicino alla telecamera...ma non potevo non segnalarvi gli Afterhours che suonano l'inizio di Heart Shaped Box...se qualcuno magari avesse un video migliore e volesse decidere per bontà d'animo e umanità nello spirito di fornirmelo........avrei molta riconoscenza da donargli!!!

 

 In ogni caso, questo post nasce con un altro intento. Qualche sera fa su Rai1 è stato trasmesso uno speciale su Fabrizio DeAndré, grazie al quale ho appreso molto - o meglio quella parte di poco che può/poteva essere resa pubblica da un personaggio dall'indole quale quella di DeAndré - su colui che è stato un grande personaggio della canzone italiana, un grande poeta, un grande uomo, ma soprattutto un grande utopista. "UN UOMO SENZA UTOPIA E' COME UN CINGHIALE LAUREATO IN MATEMATICA PURA". Questa frase ormai è nota e fin troppo svalutata...ma sentirla pronunciare dal "poeta" in persona è stato un brivido completamente differente.

Perché ai tempi di DeAndré l'utopia non era il vagheggiamento di qualche "spostato che deve mettere i piedi per terra", di qualche "folle drogato che non ha voglia di lavorare". Era qualcosa di più. Molto di più. Era qualcosa in cui credere. Era la resurrezione di un dio morto troppo precocemente perché ci si potesse abituare alla sua assenza, o meglio all'assenza di qualcosa in cui riporre la propria fede e la propria aspettativa. Il nuovo paradiso.

La verità è che io, "ai tempi di DeAndré", non c'ero. O in ogni modo ero forse troppo piccola. Ma a me piace pensarla così. Mi piace immaginare il "poeta cantautore" che crea la musica e l'incanto dalle parole. E mi piace voler credere che oggi si possa ancora pensare una cosa del genere, e che in qualche modo si possa ancora far poesia. Perché la musica non muore mai. La poesia decade. Ma le utopie, fino a quando riescono a stare in piedi? "Potete uccidere noi, ma non le nostre idee". Le idee di per sé non muoiono; ciò che decade è la volonta di perseguire i propri fini, di riaffermare le proprie idee, nel momento in cui subentra la disillusione in chi le ha fatte proprie, e poi se ne è sentito tradito o abbandonato.
Ma tralasciando i vagheggiamenti, il succo dell'articolo è che ho ascoltato "La canzone di Marinella", che non sentivo -credo - da anni, e mi ha colpito al cuore, come è inevitabile (...e lui che non ti volle creder morta...bussò cent'anni ancora alla tua porta.....).
Ricercando ILLEGALMENTE SU EMULE LA CANZONE PER SCARICARLA, e lo scrivo in grassetto affinché sia chiaro che sono una di quelle che le canzoni, le scarica!!! (ma poi compra anche i cd!), ho trovato una versione della canzone interpretata dagli Afterhours.
Tutto questo spreco di parole, di virgole e tre punti, per consigliarvi di ascoltare questa bellissima versione. Ho provato a cercarla su YouTube sperando di riuscire a postarla direttamente qui sul blog, ma non mi è riuscito, quindi cercate di procurarvela.....vi posso solo dire che non si trova dentro alcun album del gruppo...........la ricerca sarà dura e faticosa, ma ne varrà la pena, credetemi. (in realtà potrei semplicemente consigliarvi di scaricarla come ho fatto io, ma mi sentirei un diavolo tentatore che vi spinge sulla via dell'illegalità........................e l'ipocrisia di questa società dic che non è corretto fare ciò...quindi cercate tra i vecchi dischi e rispettate le leggi, diamine!)

Dopo questo sclero a tarda sera, vi abbandono sulle note di una canzone per me fondamentale, che non avrebbe potuto in maniera migliore il mio pensiero nei meriti dell'argomento:

 

postato da: kiocciolina alle ore 00:58 | Permalink | commenti
categoria:musica, utopia