venerdì, 15 settembre 2006

Stasera mi sono trovata nuovamente davanti ad uno schermo ad osservare il capolavoro di Kubrick, Arancia Meccanica.

Difendendo il film ed il regista a destra e a sinistra da accuse di manifesto di violenza gratuita e infamie varie, tra facce compiaciute e commenti dispregiativi, si è confermata ancora una volta e con maggior prepotenza in me la presa di coscienza che Kubrick sia un artista problematico; problematico nel mettere d'accordo il pubblico, ovviamente. E soprattutto non accessibile a tutti. Con questa frase non intendo parlare di un audience elitario, di film destinato solo a "menti superiori", ma voglio semplicemente ribadire un concetto essenziale: un film va riflettuto.

Oggi il mercato hollywoodiano (e a ruota fedelmente tutti gli altri) sforna ogni anno decine e decine di film dove tutto è come appare, di facile visione, adatti a tutti, di pura distrazione mentale. Benissimo. Ricordiamo però che il cinema è una forma d'arte, come in passato lo sono state l'architettura, la pittura, la scultura e via discorrendo. Ogni scena di un film "d'autore" (è così che vengono catalogati questo genere di film, o sbaglio?) è meditata, non puramente casuale; ogni battuta è ponderata; le immagini e le parole si infittiscono di simbologie. Sono convinta che Kubrick sia uno dei più grandi di tutti i tempi.

Dopo aver visto Arancia Meccanica con degli amici che non lo avevano mai visto prima d'oggi, mi sento dire "non l'ho capito" "è un film stupido" "il regista si droga di brutto" "qua sono tutti pazzi" "ma cche mmmiinchia mi significa sto film?".

So che sono molto sconclusionata nel riportarvi le mie riflessioni, ma il punto di tutta la questione è: gente, riflettete! Perché non tutto nella vita vi verrà presentato con tanto di didascalia. Spero tanto che il mio amico che affermava di non aver capito il film, adesso sia nel suo letto insonne a cercare di dargli un senso (...utopia..).

Il secondo punto del discorso invece (lo so, sono decisamente da internare, ma nel mio cervello tutte queste frasi hanno un senso, lo giuro!) è che personalmente, il film mi piace. Ma quando uno dei miei amici (l'unico che forse si è veramente interessato), mi ha espresso una visione del film diametralmente opposta alla mia, mi sono resa conto che l'interpretazione è tutt'altro che univoca. Lo so, non è una scoperta!! Tutta questa valanga di parole, per chiedervi un aiuto: mi piacerebbe avere la vostra opinione, la vostra interpretazione riguardo al film. Il pretesto per un dibattito, una discussione tra amici, uno scambio di opinioni, una raccolta di informazioni e la dissipazione della mia curiosità (spero almeno).

Perdonatemi se vi ho annoiato. Se ho scritto un discorso troppo sconclusionato, segnalatemelo...cerco di correggere i miei sbagli

postato da: kiocciolina alle ore 05:21 | Permalink | commenti (1)
categoria:film, storie di vita vera
martedì, 01 agosto 2006

Qual'è il peso della solitudine?

E il prezzo dell'amicizia?

E' una questione di carattere economico se vogliamo, si tratta di convenienza.

Ma partiamo dal principio. Ogni uomo è solo sulla terra. Quando quest'uomo si libera della sua solitudine. La risposta è MAI. Sono dell'idea che ogni persona, seppur circondata di amici e affetti vari, nel profondo sia sempre solo con sé stesso, con l'impassibilità del proprio giudizio. Questo non pregiudica la sincerità dei rapporti umani, ma è impossibile pensare che un individuo possa condividere tutto se stesso con un altro essere umano. Messo in chiaro questo, chi riesce ad andare avanti è colui che non dà peso alla propria solitudine, o meglio, chi ci si adatta e riesce a conviverci. Al contrario, chi nasconde il proprio senso di solitudine riempiendo gli "spazi vuoti", probabilmente è chi ne soffre maggiormente, chi poi ne resta spaesato e spaventato. E' a questo che servono gli amici. A sentirci meno soli.

In base a quale criterio si scelgono gli amici? In base al trovarsi bene insieme, alla comprensione reciproca, agli interessi comuni, ad una sostanziale compatibilità caratteriale.

Quello che mi chiedo stasera, mentre vengo fuori dall'ennessimo screzio con l'amicizia, e quanto poi possa valerne la pena. Il mio senso di solitudine non è attutito da un'amicizia che mi trattiene nell'ambito di una falsità imperante, che non permette di sfogare il mio lato più sincero dell'essere e pretende che io mi adatti ad un'idea di me che non è quella che io ho di me stessa. Sarà forse eccesso di altruismo, buonismo, magari anche una gran stupidità, ma di fronte alle lacrime di un amico, le cose da fare sono poche. Quando entrano in gioco i sentimenti, lo stomaco che si contorce nel vedere gli occhioni lucidi di qualcuno che soffre, non è poi tanto facile rivendicare qualcosa di cui apparentemente si è tanto certi. Si arriva alla autocolpevolizzazione, anche nei casi più estremi ed assurdi, in cui al massimo ci si potrebbe designare come vittima. E si ha la quasi certezza che nessuno possa capire ciò che provi, ciò che senti, perché per comprendere un po' più a fondo le situazioni, bisognerebbe trovarcisi dentro. Il senso di solitudine aumenta. Cresce. E ancora cresce. Unito ad un senso totale di impotenza e frustrazione, rabbia con sé stessi e volontà di ribellione. Fino alla fine, si arriva all'intolleranza.

Trovarsi ogni giorno ed ogni minuto ed ogni sera a pensare a cosa fare, cosa dire, come comportarsi per non "sgarrare"...parlo tanto e tanto di libertà, per poi finire in "catene", delle catene opprimenti come un pugnale conficcato nel cuore, che non può essere rimosso senza creare un'evidente emorragia. E ogni sera quando mi metto nel letto pensando e ripensando per una volta ancora a quale sia l'errore commesso questa volta, e come si sarebbe potuto evitare un ennesimo colpo di testa, mi ripropongo un ragionamento. Vale la pena vivere con un peso che ti grava nell'animo, che frena ogni tua azione? Non sarebbe molto meglio se potessi solo fare a modo tuo, se potessi essere te stessa e nessun altro, quello che semplicemente sei, senza dover dare di conto a nessuno per ogni decisione che prendi? Chiariamoci, non voglio fare di testa mia infischiandomene di tutto e di tutti, perché sarebbe soltanto un esempio lampante di egoismo puro; non è questo quello che intendo. Ma ogni tanto prendere anche la semplice decisione di bere un caffè, mi sembra un diritto ben poco contestabile.

Nel mio continuo arrovellamento di cervello, mi chiedo se non valga la pena forse essere effetivamente da soli, scambiare una parola con tutti ma non dover mai andare troppo a fondo con nessuno in modo tale da non poter essere vincolato. Sicuramente è paura di un rapporto serio. Sicuramente è da codardi. Ma sono più le lacrime che mi fanno versare gli amici in una serata, che non l'idea di passare una settimana da sola. (non parlo di isolamento, attenzione!)

A volte mi sembra impossibile riuscire a comunicare effettivamente come mi sento e dar bene ragione di un concetto, che nella mia mente è così chiaro e ben delineato. Certo è che questa sera, per l'ennesima volta, sono legata a catene di ferro che mi trascinano a fondo e non ho proprio la forza di scalciare per ritornare in cima, le mie gambe sono stanche. Non vorrei che arrivasse un domani perché sono stanca di pensare a come chiarire un'ennesima situazione, sono stanca di dover cercare delle attenuanti e chiedere 'scusa', ancora una volta, sempre e sempre, a ragione o a torto. E' questo il prezzo dell'amicizia? Lo sto scoprendo adesso, e me ne sento doppiamente frustrata. Un po' perché mi è sempre stato detto che l'amicizia doveva essere qualcosa di bello, la salvezza nella tempesta immonda che è la vita. Un po' perché a volte credo di essere io particolare, quel genere di persone poco o per niente portate per i contatti umani, troppo presa nel suo mondo di sogni ed ideali per approdare sulla terra ferma di un contatto umano reale; insomma temo di non essere adatta all'amicizia.

Tanti dubbi mi si affollano nella testa, mi tolgono il sonno. Solo di una cosa sono certa stasera: che sono stanca e vorrei tanto una pausa da tutta questa vicenda. Vorrei decidere di restare un po' SOLA senza che nessuno debba rinfacciarmelo o offendersi a riguardo.

Probabilmente alla fine di questa lettera un pensiero vi irromperà nel cranio: cambiare amicizie, no?

Me ne rendo conto, ma è più facile a dirsi che a farsi come sempre. E se poi fossi io a sbagliarmi, se fossi completamente dalla parte del torto, se fossi solamente io che prendo e prendo e non voglio mai dare? Le paranoie mi sovrastano prendendo consistenza sul buio soffitto della mia stanza. Stesa sul letto vedo ombre evanescenti che mi vengono addesso minacciose. Invoco un sonno che tarda sempre ad arrivare, la pace intempestiva ad un turbine infinito di miserie ed angosce che abitano la mente. Stanotte, io scelgo di scappare. Buonanotte.

postato da: kiocciolina alle ore 04:40 | Permalink | commenti
categoria:diario, storie di vita vera
lunedì, 24 luglio 2006

A volte capita di svegliarmi e sentirmi meno intelligente del giorno prima (che poi è un modo gentile per dire più stupida). In questo clima di rimbambimento cerebrale, penso che un buon caffè sia la soluzione per risvegliare il mio intelletto. Un caffè. Due caffè. Tre caffè. Quattro caffè. Aumenta la mia presa di coscienza: il sonno si è portato con sé qualche neurone. Bene. Constatato questo, comincia un nuovo giorno e io sono più stupida di ieri. Cosa farne adesso di questa stupidità? Mi sento incapace. Bene. Prendi nota, che una persona può diventare niente nel corso di qualche ora, di qualche minuto in alcuni casi.

Come passare adesso la giornata? Studiare, non si può. Il cervello, già scosso da un brutto trauma in mattinata, non può certo impegnarsi in un simile compito. Stereo, metti su un po' di musica, sai già quella che voglio. Oggi è giornata Inti Illimani...anche con il mio misero spagnolo abbozzato li capisco quando parlano...diminuiscono il mio senso di stupidità e mi fanno sentire un minimo orgogliosa. E così mi tolgo dalla testa anche l'idea di studiare spagnolo...la musica aiuta con le lingue..la mia parte l'ho già fatta..ho sentito un cd intero!! Un'idea brillante attraversa l'aria e mi colpisce in pieno. Un attimo di stupore per il colpo in faccia dell'idea, che poi proprio brillante non lo è. All'esame di spagnolo bisogna portare dei testi con i propri commenti: benissimo! Digressione. Davanti alla professaressa, buenas dias, que tal, hasta siempre comandante Che Guevara, che el pueblo unido jamas serà vencido, y esta vez no se trata de cambiar un presidente, serà el pueblo que construya un Chile bien diferente. Un tocco di Ska-P, tuonan los pepinos in Baghdad, saco un paperillo, me preparo un cigarillo, hestoy hasta los huevos orgulloso de estar entre el proletariato. Commento: tienen razon. 30 e lode assicurato.

Una mattinata ad aspettare un'idea, e l'unica cosa che ne è venuta fuori è una "visione" su un impossibile, improbabile e folle esame. Aumenta il mio senso di stupidità. Sta per raggiungere il minimo storico. Bene bene, comunque alla fine qualcosa si deve pu fare. Mi metto al computer. Apro il mio blog..bene, non lo ha letto nessuno...la mia previsione era esatta..mi dò importanza..ho un futuro da indovina, altro che i buffoni che vanno da Costanzo..potrei creare un programma tutto mio sulla tv dell'imbecillità....riscuoterei un successo enorme. Mentre concludo la seconda idea brillante della giornata (e siamo solo alla mattina!), penso a qualcosa da scrivere, e mi rendo conto che per quanto impegno io ci possa mettere, tutto ciò che scrivo continuerà a rimanere un testo incollato su una pagina web qualcunque, se non trovo un modo di farmi pubblicità. Decido di girare altri blog che ci sono per la rete, per trovare qualche idea, promuovere qualche scambio link...o semplicemente perché quello che scrivo, a volte, pare estraneo persino a me, ed ho voglia di cambiare.

La rete è piena di blog. Ma che invenzione stupenda! Piacciono proprio a tutti. Chiunque ha un suo bel blog, con i suoi post e la sua clientela fissa. Girando girando, trovo blog di ogni genere. Ne trovo uno che è esattamente il genere di blog che avevo in mente quando ho deciso di aprire il mio. E' perfetto. Se potessi rilevarlo lo farei. Per pigrizia e per mancanza di tempo, non sono riuscita a realizzare una magnificenza simile...e graficamente parlando c'è l'immobilità perché i template non li ho mai capiti (neppure ieri, che ero meno stupida di oggi, o un po' più intelligente). Mi affliggo, ci rimango male, mi assale il senso di inutilità, chiudo internet e vado in camera.

Sul comodino c'è "Il mondo alla fine del mondo" di Sepulveda. Ci sono le ultime 20 pagine ancora da leggere, lasciate lì il giorno prima per dare l'impressione che il libro sia un po' più lungo di quanto effettivamente sia, e permettermi di godermelo un po' di più. Ma non ho voglia di leggere. Epoi volto lo sguardo, ed eccola là, poggiata sotto la bandiera della pace appesa al muro, bella, elegante..la chitarra.

La prendo in mano. Diamine, è scordata!! Cerco di accordarla alla bell'e meglio (non sono ancora troppo pratica), abbozzo due accordi. Suono una volta l'unica canzone che sono riuscita ad imparare, "El Presidente", dei Modena, che presenta poche difficoltà con gli accordi (io e il barré, abbiamo litigato e non so se firmeremo mai un armistizio). Non esce benissimo, la chitarra stona un po' ogni tanto, ma me ne frego e suono lo stesso, anche così, giusto per sfogarmi. E poi, decido di affrontare la verità. Excursus nel passato: un mese fa all'incirca ho deciso di voler a tutti i costi imparare a suonare la chitarra. La prendo in mano per la prima volta, e con l'aiuto di un corso gratuito su internet e mia sorella, riesco a imparare i fondamentali. Giunge dunque il momento di suonare la mia prima canzone...quale potrà mai essere? E' proprio lei, la storica "Canzone del sole" di Battisti. Non la amo particolarmente, ma dicono sia la + facile per i principianti (e con dicono, intendo mia sorella, che se dice qualcosa, deve avere necessariamente ragione, e se dice che il sole gira intorno alla terra, la terra si deve fermare e il sole cominciare a ruotare, fanculo Galileo e gli altri presuntuosi che decisero secoli addietro di contraddire quello che lei oggi aveva intenzione di affermare!).

Parto con gli accordi, facili da imparare...ho una buona memoria per le date, per i nomi...e anche per gli accordi a quanto pare. Re, La, Sol, La....e che ci vuole....

Ritorno al presente: mentre guardo la mia chitarra semi scordata, comincio a intonare il Re. sdleung! sdleeung!..non so se si possa chiamare comunque musica...ma io voterei decisamente per il rumore. Il fatto è questo..credo che mi manchi il senso del ritmo, o qualcosa del genere, non lo so. A parte che ci ho messo 10 giorni per imparare a dare una pennellata sulle corde come si deve, dopo un mese la sottoscritta ancora non riesce a suonare quei 4 accordi. E non perché io no becchi le corde per gli accordi..ma perché non riesco assolutamente a trovare il ritmo, niente di niente. La mia canzone del sole suona più o meno come uno "sdeung-sdeung-sdeung, sdeung-sdeung-sdeung..." ripetitivo e degno della techno. E mentre sono lì sul letto, a provarci ancora una volta, con quel gioiellino in mano, m'immagino che nella notte ci sia stato un baratto segreto e che in cambio di un paio di neuroni, mi sia stata data il dono l'abilità di suonare l'agognato strumento. Comincio...1...2....3.........1...2...3....4....5...6....via!

......"sdeung-sdeung-sdeung, sdeung-sdeung-sdeung..." .....

Nessun baratto a quanto pare. Solo la mia solità incapacità. Ma perché mi chiedo, chiunque sa e può suonare una chitarra. Perché io no? Raddoppio l'impegno..come si prende il ritmo?....Provaci ancora...Questa non si può sentire...Dai, continua a impegnarti....Arriva un momento in cui ti fermi, pensi alla canzone del sole e alle milioni di persone che la sanno suonare con la semplicità con cui si impara a piangere appena nati. Stamattina mi sento decisamente stupida. E non più stupida di ieri, o meno intelligente. Semplicemente stupida. Senza comparazione.

Svevo....Zeno....La coscienza di Zeno....l'inetto..........ma non è che si parlava di me?!?

postato da: kiocciolina alle ore 18:41 | Permalink | commenti (1)
categoria:storie di vita vera
lunedì, 05 giugno 2006

 

Non vi sembra forse la musica una cosa meravigliosa?

Penso ai grandi gruppi che creano bagni di folla...penso ai piccoli gruppi che creano grande entusiasmo. Penso a chiunque prenda una chitarra in mano, un violino, un flato, un'armonica, (e chi più ne ha più ne metta) e comincia a suonare al ritmo del vento. Penso a tutti coloro che hanno qualcosa da comunicare, e lo fanno con le note e le parole. Penso al perfetto mix di accordi che si incrociano, alla gente che urla giù dal palco, a braccia alzate, commosse le voci. Penso a canzoni di denuncia, di lotta, d'amore, canzoni fatte solo per cantare.

Ma adesso basta pensare. Preferisco ascoltare.

postato da: kiocciolina alle ore 02:44 | Permalink | commenti (1)
categoria:musica, storie di vita vera
mercoledì, 29 marzo 2006

Oggi sono particolarmente soddisfatta. Ho ricevuto il mio primo assegno lavorativo. La quota è molto bassa perché mi sono licenziata dopo soli 3 giorni di lavoro...ma sono sempre soddisfazioni della vita...che ci volete fare, sono fatta così..mi eccito con poco. Domani giornata di fuoco: esame!

Panico totale...2 possibilità:

numero uno: arrivare alle 9.30 precise e spaccate davanti all'ufficio del professore dove si terrà l'esame, guardarmi un po' intorno, vedere tutti chini sui libri intenti a ripassare e a consultarsi tra di loro, blaterando di cose di cui io personalmente non ho mai saputo nulla né mai contemplato una loro possibile e ipotetica esistenza su questo pianeta. Continuare a guardarmi incontro sentendo il panico che sale. Atteggiarsi a quella sapientona che non ha bisogno di ripassare nulla perché tanto "hey, so già tutto!" (e magari invece non so niente, e non apro il libro perché non saprei proprio da dove cominciare a leggere, ma tanto loro cosa ne sanno!). Continuare a fare finta di niente, magari prendere un bel caffé alla macchinetta, con la massima tranquillità, cercando di nascondere al massimo il fatto che dentro mi sento impazzire. Finché con molta disinvoltura, magari fingendo di dover andare in bagno, o semplicemente fuori a fumare una sigaretta, scendere le scale del primo piano, uscire dalla facoltà, prendere il bus13 e tornare dritto a casa sotto le coperte, dormire e far finta che nulla sia mai successo. Quindi la possibibilità numero 1 è la fuga.

numero due: arrivare alle 9.30 precise e spaccate davanti all'ufficio del professore dove si terrà l'esame, guardarmi un po' intorno, vedere tutti chini sui libri intenti a ripassare e a consultarsi tra di loro, blaterando di cose di cui io personalmente non ho mai saputo nulla né mai contemplato una loro possibile e ipotetica esistenza su questo pianeta. Farzi forza e coraggio. Aspettare cercando in tutti i modi di contenere l'ansia e il panico. Bere 3 caffé aspettando il mio turno. Fumare 10 sigarette una di seguito all'altra fino a dimenticare l'odore dell'aria "pura". Mangiarsi le unghie dal troppo nervosismo. Sfogliare il libro all'impazzata continuando a leggere frasi di qua e di là, cercando disperatamente di venire a conoscenza finalmente della materia in questione, magari per un'illuminazione divina del momento. Rassegnarsi. Chiudere il libro. Decidere che come va va, ormai non si può fare più nulla. Entrare a fare l'esame. Quindi la possibilità numero 2 è affrontare l'esame

Ovviamente la possibilità 2 contempla 2 possibilità ulteriori.

Quasi inutile dirlo: successo/insuccesso.

Il mio possibile successo è rinchiuso in una gamma di numeri talmente ristretta da essere racchiusa nelle cifre tra 18 e un 30. Qualsiasi cifra va bene se rientra in questo intervallo.

Per il momento posso esprimere solo il mio stato momentanea: ANSIA e PANICO!

postato da: kiocciolina alle ore 11:23 | Permalink | commenti
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