sabato, 12 agosto 2006
Pensavo ad una cosa buffa stamattina, stesa nel mio letto ad attendere il sonno. Avete presente quelle ricche famiglie americane, le tipiche famiglie ricche da telefilm, ex studenti di Harvard e Yale, ricconi proprietari di importanti aziende e via dicendo. Bene. Spesso le mogliettine indaffarate dei loro mariti-supereroi-del-dollaro organizzano le cosiddette “cene di beneficenza”, per lo più raccolte fondi per qualche associazione o qualche miserabile che vive in mezzo alla strada. La cosa che mi ha fatto sorridere nel letto, è che sono feste lussuose almeno quanto la prima classe del Titanic! Voglio dire, sono feste di beneficenza, ma che proprio nulla hanno a che fare con i presunti beneficiari: è come se io organizzassi ad un mio amico una festa di compleanno, e poi non lo invitassi. Mi è sembrato così assurdo quando ci ho pensato, con la testa sul cuscino e la musica nelle orecchie, che sono scoppiata in una risata dal sapore amaro.
Beneficenza. Be-ne-fi-cen-za. Semplicemente beneficenza, ma nei confronti di chi? Chi sono i beneficiari? Forse proprio quelle indaffarate ricche signore nei loro abiti firmati, che per ogni cocktail servito si sentono un po’ più in pace con loro stesse, e possono essere orgogliose del loro operato. Come quelle aristocratiche da inizio novecento con la puzza sotto al naso che lanciano la monetina allo straccione buttato a terra sulla gradinata della cattedrale ed entrano in Chiesa a testa alta, forti del loro animo caritatevole. Tutta questa beneficenza, mi puzza di carità, di antica indulgenza: pochi spiccioli, e ci siamo comprati la salvezza dai nostri peccati. Facile signori, una teoria geniale almeno quanto la fisica quantica!
 E poi ci sono quei simpaticoni, facenti parte del jet-set o come-cavolo-si-chiama, che saltuariamente staccano un bell’assegno, a qualche associazione a sfondo umanitario, e si sentono dei divi impeccabili, ancora più sicuri della loro bella immagine.
Care signore vi-stacco-un-assegno-perché-devo-vendere-il-mio-cd, se volete fare veramente qualcosa di utile, smettete di sbattere in faccia al mondo il vostro lusso per poi prenderci in giro facendo vedere che siete “caritatevoli”, ma fatevi un bel giretto (e non ditemi che vi mancano i soldi per mettere la benzina al jet privato!), andate in Uganda a consolare bambini orfani di padri affogati nel loro stesso sangue perché chiedevano un lavoro, perché non volevano più essere sfruttati; andate in Brasile, dove ad 11 anni una bambina è costretta a vendere se stessa e la sua dignità per sostenere una famiglia; fatevi un bel giro nel ghetto chiamato Terzo Mondo, e osservate, sentite. Cercate di capire che esiste una sofferenza più grande di un’unghia che si spezza, di una ruga accanto all’occhio. La prossima volta che andate a comprarvi l’ennesima collana di oro e diamanti, il vestito di Armani che a stento metterete una volta, un nuovo attico a Manhattan, pensateci un attimo. Tradite per un solo secondo la fede che portate al vostro dio Denaro.
Poi comprate quello che volete e staccate pure il vostro assegno.
“Il mondo sentitamente ringrazia. Alla prossima cena.” Firmato i non invitati.
postato da: kiocciolina alle ore 06:49 | Permalink | commenti (1)
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