martedì, 28 novembre 2006

Dio che non esisti ti prego
che almeno su questa grande nave
che mi porta via
le cabine siano...siano ben aerate [...]

Ma se non esiste perché lo preghi?

Non esiste fintanto che io non ci credo
finché continuo a vivere come
viviamo tutti
desiderando desiderando
ma se io lo chiamo...

Troppo tardi.

Per la forza terribile dell'anima mia,
forse vile, trascurabile in sé
però anima nella piena portata del termine,
se io lo chiamo verrà.

Dino Buzzati, 1957

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categoria:citazioni, libri
martedì, 26 settembre 2006

Pino Cacucci

Camminando - Incontri di un viandante

Il senso del viaggio per Pino Cacucci sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare, sulla propria vita e le passioni che l'hanno segnata, per poterla rinarrare e sottrarre all'oblio. Ognuno dei capitoli è una conversazione, un viaggio con chi narra attraverso i racconti di vicende tragiche, comiche, assurde.

I personaggi, senza patria e cosmopoliti, sono noti e meno noti, per lo più originari dell'America Latina, e soprattutto del Messico; ma vengono percorse anche strade europee, come quelle della Germania o della Spagna. Vi troviamo gli scrittori Luis Sepulveda, Daniel Chavarrìa, Paco Ignacio Taibo I, il musicista Steven Brown, i giornalisti Maruja Torres, Emilio Surì, assieme a semplici "comparse" della storia, che hanno vissuto negli scenari di guerre, resistenze, rivoluzioni, e spesso sono state costrette all'esilio.

 

"Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita senza mai scalfire la superficie dei luoghi, né imparare nulla dalle genti appena sfiorate. Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare."

Mi è camminato per le mani questo bellissimo libro. Si legge di volata, le parole si divorano una dopo l'altra. Interessante, in quanto parla di una realtà totalmente diversa dalla nostra, che è difficile comprendere senza aver avuto la possibilità di confrontarsi in prima persona con il mondo a sé che forma l'America Latina. Eppure Cacucci ci riesce molto bene; con le sue frasi incalzanti, uno dopo l'altro riesce a farti viaggiare nel tempo e nello spazio, a portarti in luoghi remoti in maniera coinvolgente, appassionante. Voci che raccontano la storia come l'hanno vissuta; voci di protesta, di allegri, di semplicità...di valori forse persi per sempre nel frenetico mondo dell'industrializzazione, e che in quei luoghi ancora sopravvivono

postato da: kiocciolina alle ore 16:09 | Permalink | commenti
categoria:libri
giovedì, 14 settembre 2006

 Questo invece è il video di "Into The West" di Annie Lennox, colonna sonora dell'episodio conclusivo della saga, "Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re". Bellissima la canzone, stupendo il film.

Vi consiglio di scaricare tutta la colonna sonora dei tre film, perché è veramente stupenda, degna di un capolavoro.

Questo qui sotto è un altro video della stessa canzone (tra l'altro ha vinto l'Oscar), che riassume il viaggio degli Hobbit da Hobbiville fino al Monte Fato, per distruggere l'Anello. Perdonatemi, ma i video erano tanti e la scelta difficilissima...sono tutti molto belli...non sono riuscita a non postarli entrambi!

 

 

 E visto che ci troviamo "nel vivo" dell'argomento, vi suggerisco di leggere il libro scritto da Tolkien, che è molto più bello del film, e altrettanto coinvolgente. Sono 1360 pagine, ma si leggono con una velocità ed una scorrevolezza che non ha eguali!

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categoria:musica, libri, cinema, canzoni, il signore degli anelli
mercoledì, 19 luglio 2006

CENT'ANNI DI SOLITUDINE di Gabriel Garcia Marquez

 

 

E' la storia centenaria della famiglia Buendia e della città di Macondo. In un intreccio di vicende favolose, secondo il disegno premonitorio tracciato nelle pergamene di un indovino, Melquiades, si compie il destino della città dal momento della sua fondazione alla sua momentanea e disordinata fortuna, quando i nordamericani vi impiantarono una piantagione di banane, fino alla sua rovina e definitiva decadenza. La parabola della famiglia segue la parabola di solitudine e di sconfitta che sta scritta nel destino di Macondo, facendo perno sulle 23 guerre civili promosse e tutte perdute dal colonnello Aureliano, padre di 17 figli illeggittimi e descrivendo in una successione paradossale le vicende e le morti dei vari Buendia.

 

 

 

Grazie a questo libro Marquez ha vinto il Premio Nobel nel 1982.

L'ho letto solo il mese scorso, e devo dirvi che è veramente uno dei libri più belli che io abbia letto in vita mia. Il libro si apre sulla visione allegra e spensierata di Macondo, paesino Colombiano in cui la gente vive ancora in modo semplice, isolata dal mondo e dalla tecnologia che avanza rapidamente. Le immagini percettive che offre il libro sono grandiose e stimolanti. Man mano che il racconto si infittisce di avvenimenti e personaggi e l'albero genealogico della famiglia Buendia si intreccia all'inverosimile, il piccolo Macondo cresce, si sviluppa, diventa città fiorente e produttiva. Il tutto sullo sfondo della guerra civile, che vede protagonista della reazione liberale il colonnello Aureliano Buendia.

Tutti i personaggi sono ottimamente delineati, ognuno con la sua peculiarità; ogni personaggio viene seguito lungo tutto il corso della sua evoluzione, in sprazzi di follia e magia. Le discendenze generazionali si incontrano e scontrano, ma ciò che veramente sembra accomunare tutti i Buendia, e in particolar modo i personaggi femminili, è un'aurea di solitudine che li circonderà e perseguiterà per una vita intera.

....mi vengono i brividi solo a ripensarci. Lo rileggerei anche tutto d'un fiato.

Superconsigliato. Voto: 10!

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categoria:libri
martedì, 25 aprile 2006

Gli aiuti umanitari producono più male che bene? Il dibattito sulla questione, peraltro non nuovo, è tornato particolarmente vivace tra economisti, opinionisti e addetti ai lavori dopo la pubblicazione dell'ultimo libro di William Easterly, professore alla New York University, per 16 anni 'reseach economist' della Banca Mondiale. Il titolo del saggio è 'The White Man's Burden - Why the West's efforts to aid the rest have done so much ill and so little good' (Il fardello dell'uomo bianco - Perché i tentativi dell'Occidente di aiutare il resto del mondo hanno prodotto così tanto male e così poco bene).


"L'Occidente - ha detto l'economista al Senato Usa - ha già speso 2.300 miliardi di dollari per gli aiuti umanitari negli ultimi cinquant'anni, e ancora non è riuscito a far avere a tutti i bambini medicine dal costo di 12 centesimi per prevenire le morti per malaria. L'Occidente ha speso 2.300 miliardi e non è ancora riuscito a far avere reti per il letto dal costo di 4 dollari alle famiglie povere. L'Occidente ha speso 2.300 miliardi e non è ancora riuscito a far avere alle madri tre dollari a testa per prevenire la morte di cinque milioni di bambini. E' una tragedia che così tanta compassione non porti neanche questi risultati minimi per chi ne avrebbe bisogno".

"Promettere denaro all'Africa è stata l'attività più alla moda l'anno scorso"

 

Per leggere l'articolo completo:

http://www.repubblica.it/2006/04/sezioni/economia/caso-libro-easterly/caso-libro-easterly/caso-libro-easterly.html

postato da: kiocciolina alle ore 16:12 | Permalink | commenti
categoria:libri, attualità
lunedì, 27 marzo 2006
  • FIGHT CLUB
  • Siamo i figli di mezzo della storia, senza scopo né posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita. (Tyler Durden)
  • Questa è la tua vita e sta finendo un minuto alla volta. (Tyler Durden)
  • Richard Chesler: È suo quel sangue?
    Durden Tyler: In parte sì.
  • Le cose che possiedi, alla fine ti possiedono. (Tyler Durden)
  • Signori, benvenuti al Fight Club. Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club. Seconda regola del Fight Club: non dovete parlare mai del Fight Club. Terza regola del Fight Club: se qualcuno grida basta, si accascia o è spompato, fine del combattimento. Quarta regola: si combatte solo due per volta. Quinta regola: un combattimento alla volta, ragazzi. Sesta regola: niente camicia, niente scarpe. Settima regola: i combattimenti durano per tutto il tempo necessario. Ottava e ultima regola: se questa è la vostra prima sera al Fight Club... dovete combattere! (Tyler Durden)
  • Quanto sai di te stesso se non ti sei mai battuto? (Tyler Durden)
  • Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca, sei la canticchiante e danzante merda del mondo! (Tyler Durden)
  • La pubblicita' ci mette nell'invidiabile posizione di desiderare auto e vestiti, ma soprattutto possiamo ammazzarci in lavori che odiamo per poterci comprare idiozie che non ci servono affatto. (Tyler Durden)
  • È solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa. (Tyler Durden)
  • Il suo nome è Robert Paulson! (Gli uomini dei Fight Club)
  • Fanculo Martha Stewart. Martha sta lucidando le maniglie sul Titanic. Va tutto a fondo, bello. Perciò vaffanculo tu e il tuo divanetto a strisce verdi alla moda. Io dico: non essere mai completo. Io dico: smettila di essere perfetto. E io dico: dai, evolviamoci, le cose vadano come devono andare. Per me, eh! Forse potrei sbagliarmi. Forse è una terribile tragedia. (Tyler Durden)
  • Infilarti le penne nel culo non fa di te una gallina! (Tyler Durden)
  • L'automiglioramento è masturbazione... l'autodistruzione invece... (Tyler Durden)
  • Quelli a cui dai la caccia sono le persone da cui dipendi, noi cuciniamo i tuoi pasti, togliamo la tua immondizia, colleghiamo le tue telefonate, guidiamo le tue ambulanze, ti sorvegliamo mentre stai dormendo. (Tyler Durden)
  • Siamo consumatori. Siamo sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona. Omicidi, crimini, povertà. Queste cose non mi spaventano. Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste. La televisione con 500 canali. Il nome di un tizio sulle mie mutande. I farmaci per capelli. Il viagra. Poche calorie. (Tyler Durden)
  • Nel mondo che vedo, uno si muove con gli alci tra le umide foreste dei canyon intorno alle rovine del Rockefeller Center. Indosserà abiti di pelle che gli dureranno per tutta la vita. Si arrampicherà per le liane che avvolgono la Sears Tower. E quando guarderò giu vedrò minuscole figure che pestano granoturco e posano striscie di carne di cervo sulla carreggiata vuota di qualche superstrada abbandonata. (Tyler Durden)
  • Devi avere coscienza, non paura, coscienza che un giorno tu morirai. (Tyler Durden)
postato da: kiocciolina alle ore 09:31 | Permalink | commenti (3)
categoria:libri, cinema
mercoledì, 22 marzo 2006

Non voglio sentire nulla oggi
(Non voglio sentire nulla oggi)
Niente di niente, resterò da solo
(Voglio solo sapere che tu vuoi sapere)
Non voglio vivere un altro giorno
(Non voglio vivere un altro giorno)
Senza senso combattendo per la vittoria
Voglio solo tuffarmi nel cuore della miseria

Un amore, una vita
Chiudimi nel cuore della miseria
Un amore, una lotta
Chiudimi nel cuore della miseria

Non sarò più nulla
(Non sarò più nulla)
Sono stanco di dare, non voglio provare
(Ho paura di vivere, ho paura di morire)
Voglio solo volare, gettare via tutto
(Voglio solo volare, gettare via tutto)
Non ha senso combattere per la tua simpatia
Voglio solo affogare nel cuore della miseria


Un amore, una vita
Chiudimi nel cuore della miseria
Un amore, una lotta
Chiudimi nel cuore della miseria

Un amore dimentico di respirare
Un cuore che rifiuta di battere
Un amore è incompleto

Un amore, una vita
Chiudimi nel cuore della miseria
Un amore, una lotta
Chiudimi nel cuore della miseria
Chiudimi nel cuore della miseria

postato da: kiocciolina alle ore 15:44 | Permalink | commenti (2)
categoria:musica, poesia, libri, cinema, canzoni