venerdì, 20 luglio 2007
postato da: kiocciolina alle ore 01:18 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 16 luglio 2007

E dopo un paio di mesi, finalmente sono riuscita a vedere le riprese del concerto del Primo Maggio........ragazzi che bello!!!! Sembra quasi di aver seguito 2 concerti completamente differenti. Il concerto sul palco, con grandi artisti che si avvicendano, con le loro note, le loro belle parole...la loro musica ancor più bella ed eloquente...e il concerto della gente...buttati in mezzo alla folla....una grande folla unita che salta all'unisono sulle note di Bella Ciao, grida al cielo su Rino Gaetano, col pugno pronto ad alzarsi...un oceano di giovani in festa, tanti quanti solo le riprese dall'alto riescono a mostrare.

Che esperienza indimenticabile! Bisognava che arrivassi a 20 anni prima di riuscire a vedere il mio primo Primo Maggio (e scusate il gioco di parole!) dal vivo, lì, da piazza San Giovanni!...poco ma sicuro che non lo dimenticherò mai, e che sarà seguito da tanti tanti altri.

Stavo cercando un bel video su YouTube per chiudere il post, ed inserendo la parola Bella Ciao, mi sono usciti diversi video e versioni........Ma siccome ormai tutti avrete capito che su determinati punti sono un po' ossessiva....guarda un po' posto quella dei Modena!!

 

....Non ne posso fare a meno!

postato da: kiocciolina alle ore 18:39 | Permalink | commenti (1)
categoria:
lunedì, 16 luglio 2007

Ammo pusato chitarre e tamburo
pecché sta musica s'adda cagnà
simmo briganti e facimmo paura
e cu a scuppetta vulimmo cantà
e cu a scuppetta vulimmo cantà

E mo cantammo sta nova canzone
tutta la gente se l'adda 'mparà
nun ce ne fotte d'o re Burbone
ma 'a terra è 'a nosta e nun s'adda tuccà

Tutte e paise d'a Basilicata
se so' scetati e vonno luttà
pure 'a Calabria mo s'è arrevotata
e stu nemico 'o facimmo tremmà

Chi ha visto o lupo e s'e miso paura
`nun sape buono qual' è a verità
o vero lupo ca magna 'e creature
è o piemontese c'avimma caccià

Femmene belle ca date lu core
si lu brigante vulite salvà
nun 'o cercate, scurdateve 'o nome,
chi ce fà guerra nun tene pietà

Ommo se nasce, brigante se more,
ma fino all'ultimo avimma sparà
e si murimmo, menate nu fiore
e na bestemmia pe' sta' libertà.

postato da: kiocciolina alle ore 13:22 | Permalink | commenti (1)
categoria:musica, folk
sabato, 14 luglio 2007

La parola irlandese per fata è sheehogue (sidheóg), diminutivo di "shee" in banshee. Le fate sono deenee shee (daoine sidhe), che vuol dire popolo fatato.

Chi sono? "Angeli caduti in peccato, non buoni abbastanza per essere salvati, né cattivi al punto da essere dannati", dice la tradizione popolare. "Gli dei della terra", dice il libro di Armagh. "Gli dei dell'Irlanda pagana", dicono gli studiosi delle antiche tradizioni irlandesi, "i Tuatha De Danãn, che, non più venerati e alimentati con offerte, sono andati rimpicciolendosi nell'immaginazione popolare e sono ora alti solo poche spanne". [...]

D'altra parte esistono molti aspetti che inducono a ritenerli angeli caduti. Ne sono dimostrazione la natura di questi esseri, la loro estrosità, il loro modo di essere buoni con i buoni e cattivi con i cattivi, i loro mille tratti incantevoli uniti alla mancanza di senso di responsabilità - all'instabilità di carattere. Creature così suscettibili che bisogna assolutamente evitare di parlarne spesso, e che non possono essere nominate altro che come i "signori", o daoine maithe, che significa "buon popolo", e tuttavia così facili da compiacere, che faranno ogni cosa per tenere lontano da voi la sfortuna se solo lasciate per loro un po' di latte sul davanzale della finestra durante la notte. Tutto sommato, la credenza popolare dice quanto di essi è possibile sapere quando racconta come caddero in peccato e tuttavia non furono dannati, poiché il male compiuto era del tutto privo di malizia. [....]Forse queste creatura del capriccio sono anime umane ala prova.

Non pensate che i folletti siano sempre piccoli. Ogni cosa è mutevole il loro, anche la grandezza. Sembra che assumano ogni dimensione o forma desiderata. Le loro principali occupazioni sono far festa, lottare, fare all'amore e suonare la musica più bella. C'è solamente una persona industriosa in mezzo a loro, il leprecano, il calzolaio fatato. Forse i folletti consumano le scarpe a forza di ballare. [...]

Quando sono allegri, cantano.Molte sventurate fanciulle li hanno sentiti e, per amore di quel canto, si sono consumate di dolore e sono morte. Molte delle vecchie melodie irlandesi sono semplicemente le loro musiche, afferrate da orecchie indiscrete.[...] Carolan, l'ultimo dei bardi irlandesi, dormì su una fortezza e per sempre, da allora, le melodie incantate si ripeterono nella sua mente e fecero di lui quel grande uomo che fu.

Muoiono forse? Blake vide il funerale di un folletto; ma in Irlanda diciamo che sono immortali.

da "Fiabe Irlandesi" di William Butler Yeats

 

 piccolo tocco Irish che non fa mai male

postato da: kiocciolina alle ore 14:16 | Permalink | commenti (8)
categoria:irlanda fate&folletti
sabato, 14 luglio 2007

Vorrei rivolgere l'attenzione dei "benpensanti" sul tema scottante della prostituzione, spesso troppo superficialmente deprecata e condannata.
Pensavo alla tratta degli schiavi neri, rapiti dall'Africa e portati a lavorare nelle piantagioni, o altrove, sradicati dalla loro terra e dai loro affetti. Pensavo a quanto un simile concetto di schiavitù, oggi, nel nostro "mondo civilizzato" (mi fa sempre sempre ghignare un po' questa espressione..) ci risulti ameno e distante. Del tutto irreale, parte di un passato estinto.
Non abbiamo più le navi negriere oggigiorno (certo esistono navi che sbarcano in Puglia con centinaia di immigrati ammassati nel loro viaggio dell'orrore, ma chi ci vuole pensare a quelli là, sono loro che se la sono voluta...), ma la sciavitù esiste ancora. Non starò quì a dimostrarvi quanti tipi di schiavitù possano esistere al giorno d'oggi, metaforicamente parlando o meno. Mi vorrei concentrare sul carattere schiavistico della prostituzione. Parlo di donne spesso condannate come immorali e perverse, che spesso sono riuscite a capire della vita più di quanto i loro giudici siano riusciti a fare chiusi tra le quattro mura dei loro conti e dei loro studi regolari, dei loro viaggi organizzati e degli loro schemi prefissati negli ambiti di una moralità per loro indubbia, per me del tutto contestabile.
Una donna (e non parlo di bambini in questo post perché l'argomento mi contrae le budella e non ho la forza -adesso- di dar voce a tale storia) può essere costretta a vendere il proprio corpo per parecchi motivi. Difficilmente per il puro piacere orgasmatico.
Il rinchiudere la vendita del corpo nella sfera dell'immoralità (altro capolavoro recentemente compiuto dalla beneamata armata CC, alias Chiesa Cattolica) rende tale pratica altamente fuori portata di sicurezza. Che una prostituta non debba avere diritti, è assurdità. Dovrebbe, al contrario, averne alla pari di un qualsiasi lavoratore. Quindi perché non creare un sindacato SERIO per tale categoria? Perché non legittimare la loro attività professionale in modo tale da tutelare le utenze (perché ci sono sempre le utenze, figuriamoci) e soprattutto le professioniste? Far entrare la prostituzione nell'ambito della legalità sarebbe, credo, una delle cose più ovvie da fare.
Perché non si è fatto ancora? Perché la verità è che non conviene a nessuno!
Perché prendersi tanti fastidi quando non c'è la convenienza?
Ma lasciando da parte le diquisizioni su quale possa essere il mio pensiero a riguardo, forse - sicuramente - malespresso e che temo, facilmente sarà soggetto a fraintendimenti e incomprensioni, consiglio a coloro che forse non si rendono conto di quanto la prostituzione, nella larghezza della sua sfera, possa essere importante per la società nella quale viviamo, per le società in cui sempre si è vissuto (non è forse il mestiere più antico del mondo?!?), di leggere un libro che mesi fa mi è passato fra le mani, e che ogni tanto mi si impone tra i pensieri per la capacità di farmi penetrare in un mondo del quale in fondo sapevo poco che niente. Non parlo di un libro di storia, di una nuovo Bibbia del concubinaggio, ma semplicemente di un romanzo.

"Undici minuti" racconta la "favola" di Maria, una giovane nordestina ingenua che, al suo primo giorno a Rio, si fa ingannare da un gringo che la porta a fare spettacoli erotici in Svizzera. A Ginevra, si rende conto che il suo contratto la costringe a una semi-schiavitù. Si ribella. Diventa prostituta. Trova l'amore.
E tutta la grandezza della scrittura di Paulo Coelho.
Buona lettura.....

 

 

 

e vi lascio con una canzone...e non poteva essere altro che lei! 

Dal vivo Ebano fa sognare....e Fry con la chitarra in mano trasmette incanto....chi ha detto che la poesia si fa col cuore o con la mente, non ha mai visto le dita di Moneti sulle corde di una chitarra o di un violino...
Se volete sentirla cantata dalla voce "originale" tra virgolette di Cisco, ecco la versione del concerto a Mantova del tour 2007: http://www.youtube.com/watch?v=xwS-Mgspzfc
E sull'argomento (visto che ci troviamo) vi consiglio anche "Falena" della Casa del Vento nella versione contenuta dentro l'album "Novecento"

BUON ASCOLTO e BUONA LETTURA!!!

postato da: kiocciolina alle ore 01:59 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 14 luglio 2007

Purtoppo il video non è un granché...si sente maluccio e ci sono troppe voci "intruse" vicino alla telecamera...ma non potevo non segnalarvi gli Afterhours che suonano l'inizio di Heart Shaped Box...se qualcuno magari avesse un video migliore e volesse decidere per bontà d'animo e umanità nello spirito di fornirmelo........avrei molta riconoscenza da donargli!!!

 

 In ogni caso, questo post nasce con un altro intento. Qualche sera fa su Rai1 è stato trasmesso uno speciale su Fabrizio DeAndré, grazie al quale ho appreso molto - o meglio quella parte di poco che può/poteva essere resa pubblica da un personaggio dall'indole quale quella di DeAndré - su colui che è stato un grande personaggio della canzone italiana, un grande poeta, un grande uomo, ma soprattutto un grande utopista. "UN UOMO SENZA UTOPIA E' COME UN CINGHIALE LAUREATO IN MATEMATICA PURA". Questa frase ormai è nota e fin troppo svalutata...ma sentirla pronunciare dal "poeta" in persona è stato un brivido completamente differente.

Perché ai tempi di DeAndré l'utopia non era il vagheggiamento di qualche "spostato che deve mettere i piedi per terra", di qualche "folle drogato che non ha voglia di lavorare". Era qualcosa di più. Molto di più. Era qualcosa in cui credere. Era la resurrezione di un dio morto troppo precocemente perché ci si potesse abituare alla sua assenza, o meglio all'assenza di qualcosa in cui riporre la propria fede e la propria aspettativa. Il nuovo paradiso.

La verità è che io, "ai tempi di DeAndré", non c'ero. O in ogni modo ero forse troppo piccola. Ma a me piace pensarla così. Mi piace immaginare il "poeta cantautore" che crea la musica e l'incanto dalle parole. E mi piace voler credere che oggi si possa ancora pensare una cosa del genere, e che in qualche modo si possa ancora far poesia. Perché la musica non muore mai. La poesia decade. Ma le utopie, fino a quando riescono a stare in piedi? "Potete uccidere noi, ma non le nostre idee". Le idee di per sé non muoiono; ciò che decade è la volonta di perseguire i propri fini, di riaffermare le proprie idee, nel momento in cui subentra la disillusione in chi le ha fatte proprie, e poi se ne è sentito tradito o abbandonato.
Ma tralasciando i vagheggiamenti, il succo dell'articolo è che ho ascoltato "La canzone di Marinella", che non sentivo -credo - da anni, e mi ha colpito al cuore, come è inevitabile (...e lui che non ti volle creder morta...bussò cent'anni ancora alla tua porta.....).
Ricercando ILLEGALMENTE SU EMULE LA CANZONE PER SCARICARLA, e lo scrivo in grassetto affinché sia chiaro che sono una di quelle che le canzoni, le scarica!!! (ma poi compra anche i cd!), ho trovato una versione della canzone interpretata dagli Afterhours.
Tutto questo spreco di parole, di virgole e tre punti, per consigliarvi di ascoltare questa bellissima versione. Ho provato a cercarla su YouTube sperando di riuscire a postarla direttamente qui sul blog, ma non mi è riuscito, quindi cercate di procurarvela.....vi posso solo dire che non si trova dentro alcun album del gruppo...........la ricerca sarà dura e faticosa, ma ne varrà la pena, credetemi. (in realtà potrei semplicemente consigliarvi di scaricarla come ho fatto io, ma mi sentirei un diavolo tentatore che vi spinge sulla via dell'illegalità........................e l'ipocrisia di questa società dic che non è corretto fare ciò...quindi cercate tra i vecchi dischi e rispettate le leggi, diamine!)

Dopo questo sclero a tarda sera, vi abbandono sulle note di una canzone per me fondamentale, che non avrebbe potuto in maniera migliore il mio pensiero nei meriti dell'argomento:

 

postato da: kiocciolina alle ore 00:58 | Permalink | commenti
categoria:musica, utopia
sabato, 14 luglio 2007



Il 26 giugno, dopo due mesi esatti dalla sospensione del programma
Afganistan, Emergency ha ripreso l'attivita' nell'ospedale di Kabul,
limitatamente alla chirurgia di guerra. Presso l'ospedale operano 118
membri dello staff locale (medico, paramedico e ausiliario) e 8 membri
dello staff internazionale.

Il 28 giugno un'alluvione ha colpito la valle del fiume Panshir, due
giorni dopo Emergency ha riaperto il Posto di primo soccorso di Anabah
per fornire assistenza sanitaria alla popolazione e provvedere alla
distribuzione di beni di prima necessita'.

Il 30 giugno è stata riaperta la clinica nel carcere di Pol-i-Charki,
a Kabul.

Il 7 luglio e' stato riavviato l'ospedale generale di Anabah, dove sono
attualmente impegnati 128 membri dello staff nazionale, in attesa di
essere raggiunti dal personale internazionale di Emergency.

Nelle prossime settimane si procedera' alla riapertura delle altre
strutture di Emergency per tornare a fornire assistenza sanitaria di
alto livello e gratuita a chiunque ne abbia bisogno.

 

Questo l'ultimo comunicato proveniente dalla mailing list di Emergency. Dopo la liberazione di Ramatullah, finalmente gli ospedali stanno tornando ad essere attivi. Per gli errori della politica non devono pagare i civili, e tarpare le ali a chi cerca di aiutare è un ingiustizia egualmente enorme.

Speriamo che cose del genere non debbano più accadere.

Per saperne di più.

postato da: kiocciolina alle ore 00:18 | Permalink | commenti
categoria:emergency