
Qual'è il peso della solitudine?
E il prezzo dell'amicizia?
E' una questione di carattere economico se vogliamo, si tratta di convenienza.
Ma partiamo dal principio. Ogni uomo è solo sulla terra. Quando quest'uomo si libera della sua solitudine. La risposta è MAI. Sono dell'idea che ogni persona, seppur circondata di amici e affetti vari, nel profondo sia sempre solo con sé stesso, con l'impassibilità del proprio giudizio. Questo non pregiudica la sincerità dei rapporti umani, ma è impossibile pensare che un individuo possa condividere tutto se stesso con un altro essere umano. Messo in chiaro questo, chi riesce ad andare avanti è colui che non dà peso alla propria solitudine, o meglio, chi ci si adatta e riesce a conviverci. Al contrario, chi nasconde il proprio senso di solitudine riempiendo gli "spazi vuoti", probabilmente è chi ne soffre maggiormente, chi poi ne resta spaesato e spaventato. E' a questo che servono gli amici. A sentirci meno soli.
In base a quale criterio si scelgono gli amici? In base al trovarsi bene insieme, alla comprensione reciproca, agli interessi comuni, ad una sostanziale compatibilità caratteriale.
Quello che mi chiedo stasera, mentre vengo fuori dall'ennessimo screzio con l'amicizia, e quanto poi possa valerne la pena. Il mio senso di solitudine non è attutito da un'amicizia che mi trattiene nell'ambito di una falsità imperante, che non permette di sfogare il mio lato più sincero dell'essere e pretende che io mi adatti ad un'idea di me che non è quella che io ho di me stessa. Sarà forse eccesso di altruismo, buonismo, magari anche una gran stupidità, ma di fronte alle lacrime di un amico, le cose da fare sono poche. Quando entrano in gioco i sentimenti, lo stomaco che si contorce nel vedere gli occhioni lucidi di qualcuno che soffre, non è poi tanto facile rivendicare qualcosa di cui apparentemente si è tanto certi. Si arriva alla autocolpevolizzazione, anche nei casi più estremi ed assurdi, in cui al massimo ci si potrebbe designare come vittima. E si ha la quasi certezza che nessuno possa capire ciò che provi, ciò che senti, perché per comprendere un po' più a fondo le situazioni, bisognerebbe trovarcisi dentro. Il senso di solitudine aumenta. Cresce. E ancora cresce. Unito ad un senso totale di impotenza e frustrazione, rabbia con sé stessi e volontà di ribellione. Fino alla fine, si arriva all'intolleranza.
Trovarsi ogni giorno ed ogni minuto ed ogni sera a pensare a cosa fare, cosa dire, come comportarsi per non "sgarrare"...parlo tanto e tanto di libertà, per poi finire in "catene", delle catene opprimenti come un pugnale conficcato nel cuore, che non può essere rimosso senza creare un'evidente emorragia. E ogni sera quando mi metto nel letto pensando e ripensando per una volta ancora a quale sia l'errore commesso questa volta, e come si sarebbe potuto evitare un ennesimo colpo di testa, mi ripropongo un ragionamento. Vale la pena vivere con un peso che ti grava nell'animo, che frena ogni tua azione? Non sarebbe molto meglio se potessi solo fare a modo tuo, se potessi essere te stessa e nessun altro, quello che semplicemente sei, senza dover dare di conto a nessuno per ogni decisione che prendi? Chiariamoci, non voglio fare di testa mia infischiandomene di tutto e di tutti, perché sarebbe soltanto un esempio lampante di egoismo puro; non è questo quello che intendo. Ma ogni tanto prendere anche la semplice decisione di bere un caffè, mi sembra un diritto ben poco contestabile.
Nel mio continuo arrovellamento di cervello, mi chiedo se non valga la pena forse essere effetivamente da soli, scambiare una parola con tutti ma non dover mai andare troppo a fondo con nessuno in modo tale da non poter essere vincolato. Sicuramente è paura di un rapporto serio. Sicuramente è da codardi. Ma sono più le lacrime che mi fanno versare gli amici in una serata, che non l'idea di passare una settimana da sola. (non parlo di isolamento, attenzione!)
A volte mi sembra impossibile riuscire a comunicare effettivamente come mi sento e dar bene ragione di un concetto, che nella mia mente è così chiaro e ben delineato. Certo è che questa sera, per l'ennesima volta, sono legata a catene di ferro che mi trascinano a fondo e non ho proprio la forza di scalciare per ritornare in cima, le mie gambe sono stanche. Non vorrei che arrivasse un domani perché sono stanca di pensare a come chiarire un'ennesima situazione, sono stanca di dover cercare delle attenuanti e chiedere 'scusa', ancora una volta, sempre e sempre, a ragione o a torto. E' questo il prezzo dell'amicizia? Lo sto scoprendo adesso, e me ne sento doppiamente frustrata. Un po' perché mi è sempre stato detto che l'amicizia doveva essere qualcosa di bello, la salvezza nella tempesta immonda che è la vita. Un po' perché a volte credo di essere io particolare, quel genere di persone poco o per niente portate per i contatti umani, troppo presa nel suo mondo di sogni ed ideali per approdare sulla terra ferma di un contatto umano reale; insomma temo di non essere adatta all'amicizia.
Tanti dubbi mi si affollano nella testa, mi tolgono il sonno. Solo di una cosa sono certa stasera: che sono stanca e vorrei tanto una pausa da tutta questa vicenda. Vorrei decidere di restare un po' SOLA senza che nessuno debba rinfacciarmelo o offendersi a riguardo.
Probabilmente alla fine di questa lettera un pensiero vi irromperà nel cranio: cambiare amicizie, no?
Me ne rendo conto, ma è più facile a dirsi che a farsi come sempre. E se poi fossi io a sbagliarmi, se fossi completamente dalla parte del torto, se fossi solamente io che prendo e prendo e non voglio mai dare? Le paranoie mi sovrastano prendendo consistenza sul buio soffitto della mia stanza. Stesa sul letto vedo ombre evanescenti che mi vengono addesso minacciose. Invoco un sonno che tarda sempre ad arrivare, la pace intempestiva ad un turbine infinito di miserie ed angosce che abitano la mente. Stanotte, io scelgo di scappare. Buonanotte.