mercoledì, 26 luglio 2006

 Il cd che voglio consigliarvi oggi è Sessant'anni di Resistenza (2004) della Casa del Vento.

E' una raccolta di canzoni legate, ovviamente, alla Resistenza. Storie vere di partigiani che hanno combattuto contro fascisti e tedeschi per liberare l'Italia, nella gran parte dei casi rischiando la vita. E' un omaggio a quei piccoli grandi eroi che credevano che la lotta non fosse vana, che vedevano un futuro di libertà. Gli accompagnamenti musicali sono molto belli, caratteristici di un gruppo che fa emergere la varietà degli strumenti, che non si limitano a basso-chitarra-tastiera-batteria,  ma comprende una cerchia più ampia di strumenti tradizionali e interculturali.

Sicuramente da ascoltare, ve lo consiglio vivamente. Le mie canzoni preferite sono "I partigiani Santi e Salvatore", "Il Comandante Licio", la bellissima "Renzino" e "Fuochi sulla montagna"....e mi fermo qui perché ne ho già dette 4 su 15...ma è veramente difficile fare una scelta!! Nell'album compare anche "Lettera dal campo di concentramento di Renicci", una canzone toccante all'inverosimile, che mi sento di mettere alla pari con la "Auschwitz" di Guccini. (metto il testo sotto, così chi è interessato a leggere, può dare un'occhiata...)

Se vi ho anche solo minimamente incuriosito, ascoltate l'album e fatemi sapere..aspetto commenti numerosi!

Lettera dal campo di concentramento di Renicci

Ti scrivo amore mio
Con un pezzo di carbone
Salvato da questo fango
Di questa prigione.

Mi hanno portato via
Dopo la loro invasione
Colpevole di resistenza
Perché non voglio un padrone.

E i compagni stanno morendo
Abbandonati in questa grande terra
Dove si parla italiano e non capisco
Cosa abbia fatto di male
Grande come la mia paura
Quella di non rivedere un giorno i miei figli
O i tuoi capelli da accarezzare. 

Lontano dalla mia Lubiana
Non sento le onde cantare
L'odore del mare Adriatico
E i pescatori chiamare.

I soldi che mi hai mandato
Nascosti nei gusci di noce
Incollati come il mio destino
Alla canna del mio carceriere. 

E i compagni che stanno morendo
Lasciati in questa grande terra
Vicino al fiume lento che scorre giù a Roma
Lento come il passare del tempo
Di questo tempo che semina odio
Che nessun vento saprà mai spazzare
Non ci saranno giorni per continuare.

Ti scrivo amore mio
Non mi dimenticare
Se volerò nel vento
Potrò anche ritornare.

postato da: kiocciolina alle ore 19:35 | Permalink | commenti
categoria:musica, canzoni
lunedì, 24 luglio 2006

vignetta presa presa dal sito di Emergency www.emergency.it

postato da: kiocciolina alle ore 18:43 | Permalink | commenti
categoria:attualitĂ 
lunedì, 24 luglio 2006

A volte capita di svegliarmi e sentirmi meno intelligente del giorno prima (che poi è un modo gentile per dire più stupida). In questo clima di rimbambimento cerebrale, penso che un buon caffè sia la soluzione per risvegliare il mio intelletto. Un caffè. Due caffè. Tre caffè. Quattro caffè. Aumenta la mia presa di coscienza: il sonno si è portato con sé qualche neurone. Bene. Constatato questo, comincia un nuovo giorno e io sono più stupida di ieri. Cosa farne adesso di questa stupidità? Mi sento incapace. Bene. Prendi nota, che una persona può diventare niente nel corso di qualche ora, di qualche minuto in alcuni casi.

Come passare adesso la giornata? Studiare, non si può. Il cervello, già scosso da un brutto trauma in mattinata, non può certo impegnarsi in un simile compito. Stereo, metti su un po' di musica, sai già quella che voglio. Oggi è giornata Inti Illimani...anche con il mio misero spagnolo abbozzato li capisco quando parlano...diminuiscono il mio senso di stupidità e mi fanno sentire un minimo orgogliosa. E così mi tolgo dalla testa anche l'idea di studiare spagnolo...la musica aiuta con le lingue..la mia parte l'ho già fatta..ho sentito un cd intero!! Un'idea brillante attraversa l'aria e mi colpisce in pieno. Un attimo di stupore per il colpo in faccia dell'idea, che poi proprio brillante non lo è. All'esame di spagnolo bisogna portare dei testi con i propri commenti: benissimo! Digressione. Davanti alla professaressa, buenas dias, que tal, hasta siempre comandante Che Guevara, che el pueblo unido jamas serà vencido, y esta vez no se trata de cambiar un presidente, serà el pueblo que construya un Chile bien diferente. Un tocco di Ska-P, tuonan los pepinos in Baghdad, saco un paperillo, me preparo un cigarillo, hestoy hasta los huevos orgulloso de estar entre el proletariato. Commento: tienen razon. 30 e lode assicurato.

Una mattinata ad aspettare un'idea, e l'unica cosa che ne è venuta fuori è una "visione" su un impossibile, improbabile e folle esame. Aumenta il mio senso di stupidità. Sta per raggiungere il minimo storico. Bene bene, comunque alla fine qualcosa si deve pu fare. Mi metto al computer. Apro il mio blog..bene, non lo ha letto nessuno...la mia previsione era esatta..mi dò importanza..ho un futuro da indovina, altro che i buffoni che vanno da Costanzo..potrei creare un programma tutto mio sulla tv dell'imbecillità....riscuoterei un successo enorme. Mentre concludo la seconda idea brillante della giornata (e siamo solo alla mattina!), penso a qualcosa da scrivere, e mi rendo conto che per quanto impegno io ci possa mettere, tutto ciò che scrivo continuerà a rimanere un testo incollato su una pagina web qualcunque, se non trovo un modo di farmi pubblicità. Decido di girare altri blog che ci sono per la rete, per trovare qualche idea, promuovere qualche scambio link...o semplicemente perché quello che scrivo, a volte, pare estraneo persino a me, ed ho voglia di cambiare.

La rete è piena di blog. Ma che invenzione stupenda! Piacciono proprio a tutti. Chiunque ha un suo bel blog, con i suoi post e la sua clientela fissa. Girando girando, trovo blog di ogni genere. Ne trovo uno che è esattamente il genere di blog che avevo in mente quando ho deciso di aprire il mio. E' perfetto. Se potessi rilevarlo lo farei. Per pigrizia e per mancanza di tempo, non sono riuscita a realizzare una magnificenza simile...e graficamente parlando c'è l'immobilità perché i template non li ho mai capiti (neppure ieri, che ero meno stupida di oggi, o un po' più intelligente). Mi affliggo, ci rimango male, mi assale il senso di inutilità, chiudo internet e vado in camera.

Sul comodino c'è "Il mondo alla fine del mondo" di Sepulveda. Ci sono le ultime 20 pagine ancora da leggere, lasciate lì il giorno prima per dare l'impressione che il libro sia un po' più lungo di quanto effettivamente sia, e permettermi di godermelo un po' di più. Ma non ho voglia di leggere. Epoi volto lo sguardo, ed eccola là, poggiata sotto la bandiera della pace appesa al muro, bella, elegante..la chitarra.

La prendo in mano. Diamine, è scordata!! Cerco di accordarla alla bell'e meglio (non sono ancora troppo pratica), abbozzo due accordi. Suono una volta l'unica canzone che sono riuscita ad imparare, "El Presidente", dei Modena, che presenta poche difficoltà con gli accordi (io e il barré, abbiamo litigato e non so se firmeremo mai un armistizio). Non esce benissimo, la chitarra stona un po' ogni tanto, ma me ne frego e suono lo stesso, anche così, giusto per sfogarmi. E poi, decido di affrontare la verità. Excursus nel passato: un mese fa all'incirca ho deciso di voler a tutti i costi imparare a suonare la chitarra. La prendo in mano per la prima volta, e con l'aiuto di un corso gratuito su internet e mia sorella, riesco a imparare i fondamentali. Giunge dunque il momento di suonare la mia prima canzone...quale potrà mai essere? E' proprio lei, la storica "Canzone del sole" di Battisti. Non la amo particolarmente, ma dicono sia la + facile per i principianti (e con dicono, intendo mia sorella, che se dice qualcosa, deve avere necessariamente ragione, e se dice che il sole gira intorno alla terra, la terra si deve fermare e il sole cominciare a ruotare, fanculo Galileo e gli altri presuntuosi che decisero secoli addietro di contraddire quello che lei oggi aveva intenzione di affermare!).

Parto con gli accordi, facili da imparare...ho una buona memoria per le date, per i nomi...e anche per gli accordi a quanto pare. Re, La, Sol, La....e che ci vuole....

Ritorno al presente: mentre guardo la mia chitarra semi scordata, comincio a intonare il Re. sdleung! sdleeung!..non so se si possa chiamare comunque musica...ma io voterei decisamente per il rumore. Il fatto è questo..credo che mi manchi il senso del ritmo, o qualcosa del genere, non lo so. A parte che ci ho messo 10 giorni per imparare a dare una pennellata sulle corde come si deve, dopo un mese la sottoscritta ancora non riesce a suonare quei 4 accordi. E non perché io no becchi le corde per gli accordi..ma perché non riesco assolutamente a trovare il ritmo, niente di niente. La mia canzone del sole suona più o meno come uno "sdeung-sdeung-sdeung, sdeung-sdeung-sdeung..." ripetitivo e degno della techno. E mentre sono lì sul letto, a provarci ancora una volta, con quel gioiellino in mano, m'immagino che nella notte ci sia stato un baratto segreto e che in cambio di un paio di neuroni, mi sia stata data il dono l'abilità di suonare l'agognato strumento. Comincio...1...2....3.........1...2...3....4....5...6....via!

......"sdeung-sdeung-sdeung, sdeung-sdeung-sdeung..." .....

Nessun baratto a quanto pare. Solo la mia solità incapacità. Ma perché mi chiedo, chiunque sa e può suonare una chitarra. Perché io no? Raddoppio l'impegno..come si prende il ritmo?....Provaci ancora...Questa non si può sentire...Dai, continua a impegnarti....Arriva un momento in cui ti fermi, pensi alla canzone del sole e alle milioni di persone che la sanno suonare con la semplicità con cui si impara a piangere appena nati. Stamattina mi sento decisamente stupida. E non più stupida di ieri, o meno intelligente. Semplicemente stupida. Senza comparazione.

Svevo....Zeno....La coscienza di Zeno....l'inetto..........ma non è che si parlava di me?!?

postato da: kiocciolina alle ore 18:41 | Permalink | commenti (1)
categoria:storie di vita vera
lunedì, 24 luglio 2006

Dichiarazione di infelicità

La mia passività

Schiava del torpore

Che avvinghia il mio stupore

Genio sopraffino, cultura menzoniera

Non più di ieri mi so districare

Tra incolmabili vuoti e ponti incerti

Mente in fervento, lontana ragione

Voglia di agire, forza e fermezza

Non più queste catene mi devono imprigionare

La mente mai stanca di sognare

La realtà mi ha avvilita

Stroncato il mio destino

Destinazione senza nome

Nome senza passione.

Svicolare la mente da schemi precostituiti

Leggere col cuore, non solo con gli occhi

Ascoltare la musica che vibra nell'aria

Tento di entrare nel processo di creazione

Nulla mi stupisce più del mio dissapore

Nella constatazione del mio urlo interiore

Che non trova sfogo

Non esprime il suo sentore

Voglio ballare - suonare - cantare

Dileggiarmi nella splendida lettura,

Osservare - ascoltare - sentire - provare

Rispondere al richiamo del mio infatuamento

Mai mi terrete ingabbiata

Il mondo è grande da visitare

Stasera parto con la voglia di andare

Vado a trovare sentieri da vagare.

postato da: kiocciolina alle ore 18:06 | Permalink | commenti
categoria:poesia
giovedì, 20 luglio 2006

Oggi, 20 Luglio, ricorre l'anniversario della scomparsa di Carlo Giuliani in seguito agli avvenimenti di Genova durante il G8.

Ripropongo qui le foto della vicenda, prese dal sito di Repubblica.

Per non dimenticare e perché il disgusto che mi suscita la visione di quelle foto, di quelle testimonianze, aumenta l'indignazione.

Un gruppo di manifestanti attacca la camionetta isolata. Qui si vede l'estintore che, probabilmente, viene tirato dalla camionetta

Carlo Giuliani è riconoscibile al centro accanto al giovane col giubbotto arancione

Il carabiniere ha estratto la pistola. Il giovane con la maglia grigia se ne accorge e scappa

Carlo Giuliani ha raccolto per terra una bombola e sta per tirarla contro la camionetta. Il carabiniere sta per sparargli

Giuliani è a terra, forse già morto, la camionetta sta per passargli sopra

Il corpo del ragazzo ucciso è sotto la camionetta

La camionetta ha "liberato" il corpo del ragazzo

Carlo Giuliani giace morto sull'asfalto

Intorno al corpo infuria ancora la battaglia

Gli inutili soccorsi.

E adesso ricordate. Pensate e osservate come deliberatamente soffocano le nostre grida, la nostra voce. La voce di Carlo è stata annegata nel sangue. Giudicate se questa è libertà. Se per esprimere la propria idea bisogna rischiare di morire. Ci tolgono i nostri diritti fondamentali e si vantano di essere grandi uomini. Io dico Basta. Giustizia per Carlo, alla protesta!

postato da: kiocciolina alle ore 18:23 | Permalink | commenti (4)
categoria:politica, attualitĂ 
giovedì, 20 luglio 2006

1978
9 maggio. Alle ore 1,40 il macchinista del treno Trapani-Palermo, Gaetano Sdegno, transitando in località "Feudo", nel territorio di Cinisi, avverte uno scossone, ferma la locomotiva e constata che il binario era tranciato. Avverte il dirigente della stazione ferroviaria che, alle 3,45 chiama per telefono i carabinieri. Questi accorrono sul posto: dal loro sopralluogo risulta che il binario è stato divelto per un tratto di circa 40 centimetri e che nel raggio di circa 300 metri erano sparsi resti umani. La persona deceduta in seguito all'esplosione viene identificata in Giuseppe (familiarmente Peppino) Impastato.

 Dopo il “testimone di mafia”, famoso, giudice Giovanni Falcone, eccone un altro, meno famoso, Giuseppe Impastato. Non era un giudice. Era......uno qualunque?
Queste righe non vogliono essere la presentazione o l’impossibile riassunto della sua vita, ma un invito ad andare a conoscere la sua storia, i suoi ideali, la sua lotta contro la mafia, contro alcuni aspetti della sua famiglia e della sua stessa personalità.
Quindi per saperne di più:  www.centroimpastato.it
 Peppino è cresciuto tra un padre mafioso, anche se prudentemente autopensionatosi, e una madre educata a tacere, ma che di tanto in tanto esplode. Il suo rifiuto della mafia e tutt’uno con la sua infanzia, con la sua voglia di vivere che si scontra con l’autoritarismo del padre.
Peppino ha rotto due tabù: quello mafioso e quello democristiano. A Cinisi mafia e Democrazia Cristiana sono la stessa cosa, e lo sono pure nella famiglia di Luigi Impastato. Il padre lo scaccia di casa; é un gesto plateale che si ripeterà varie volte, fino alla definitiva espulsione. Il padre, cacciandolo di casa, dice a tutto il paese, e “manda a dire” in particolare ai suoi amici capimafia e gregari, che lui non ha niente a che fare con quel figlio e con quelle scelte.
Questa storia familiare, micidiale per Peppino ed emblematica di una Sicilia che uccide prima che con la lupara e i kalashnikov con i suoi tiranni familiari, padri che vogliono i figli a loro immagine e somiglianza e che per essere domestici saturni non sempre hanno bisogno di essere affiliati alle “onorate società”, ha diviso in due la personalità di Peppino e ha spaccato la sua stessa famiglia.
Dagli appunti di Peppino abbiamo un quadro umano, oltre che politico, dell’esperienza del ’68.
 (......) “E stato forse quello il periodo più straziante e al tempo stesso più esaltante della mia esistenza e della mia storia politica. Passavo con continuità ininterrotta da fasi di cupa disperazione a momenti di autentica esaltazione e capacità creativa: la costruzione di un vastissimo movimento d’opinione a livello giovanile, il proliferare delle sedi di partito nella zona, le prime esperienze di lotta di quartiere, stavano li a dimostrarlo. Ma io mi allontanavo sempre più dalla realtà, diventava sempre più difficile stabilire un rapporto lineare col mondo esterno, mi racchiudevo sempre più in me stesso. Mi caratterizzava una grande paura di tutto e di tutti e al tempo stesso una voglia quasi incontrollabile di aprirmi e costruire. Da un mese all’altro, da una settimana all’altra, diventava sempre più difficile riconoscermi. Per giorni e giorni non parlavo con nessuno, poi ritornavo a gioire, a proporre, a riproporre: vivevo in uno stato di incontrollabile schizofrenia.”
Umberto Santino ha scritto di lui:
“Io non so, per non averlo mai visto da vicino, come Peppino sorrideva, e se sorrideva; non so com’era quando sprofondava in una crisi di disperazione o quando faceva un comizio o scriveva un volantino. Le immagini fotografiche che ho di lui sono scialbe e deludenti. La voce delle registrazioni non mi dice niente di particolare. Ma ho capito e capisco, ho rispettato e rispetto, potrei dire anche amato, quello che mi pare nucleo e radice della sua vicenda personale. Si chiama, senza infingimenti, solitudine. Peppino è stato, o comunque si è sentito, solo dentro la sua famiglia, nel suo paese, nella sua attività politica, e tutta la sua vita è lacerata da una rottura originaria e volta a rimarginarla in un impegno di convivenza con gli altri, sempre rinnovato, fino alla fine, anche se sempre, o quasi sempre, deluso. Queste cose le ha scritte, senza pietà, o più verisimilmente con grandissima pietà, per se stesso e per gli altri.”
Queste vogliono essere, come altre pagine dedicate ad altri “Testimoni”, uno spunto di riflessione sulla nostra vita. Peppino è testimone di come “la lotta contro la mafia” avviene a più livelli: prima di tutto e ogni giorno nella sua persona, poi nella sua famiglia, nel suo paese e nella Sicilia intera.
Così anche noi dovremmo “lottare” a più livelli per concretizzare i nostri valori: non ha senso, ad esempio, manifestare a Genova per ragioni “globali”, senza coinvolgere in queste ragioni anche la nostra famiglia (si cambia....SOLOINSIEME!); non ha senso “parlare” delle contraddizioni del mondo senza cimentarle nel confronto con il proprio “vivere” e la propria personalità. Quest’ultima è forse la più grande fatica: quale sofferenza nella solitudine e nelle lotte interiori di Peppino?
 Quale la nostra responsabilità nel lasciare a lottare da soli alcuni testimoni inevidenti dei luoghi e tempi in cui viviamo? 
 Ai funerali di Peppino, e dopo in tante manifestazioni, i suoi compagni, quelli che avevano vissuto con lui l’esperienza delle lotte e delle denunce, delle manifestazioni e di Radio Aut, gli “scazzi” e le riconciliazioni, hanno inalberato uno striscione con scritto: “Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo”. Si sa che certe cose è facile scriverle ma difficile, molto difficile, attuarle. Per molte ragioni, molti non hanno continuato, e tra i suoi compagni e tra gli altri che in quella scritta si erano riconosciuti.
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da: http://www.giovaniemissione.it/testimoni/impastato.htm
postato da: kiocciolina alle ore 15:31 | Permalink | commenti
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giovedì, 20 luglio 2006

Ho cercato la mia libertà. Ho fallito.

Sogno quasi realizzato che svanisce sotto uno sguardo incredulo e indeciso.

Mi manca la forza per poter lasciare tutto ancora una volta. Mi manca la volontà di fuggire.

L'intolleranza lievita. L'insofferenza sfiora i vertici della mia compassionevole solidarietà.

Un urlo squarcia il silenzio come mille tambuti a festa, un rombo di tuono, uno stormo ferito, il suono rapido inonda lo spazio, si dirama, inquieta. Ma mai tange la sua destinazione.

Delirio dei richiami non uditi.

Parole nuove vagano per i miei pensieri.

Autogestione irrealizata.

Sempre schiava di qualcuno.

Un giorno si aggregherà la forza necessaria per la mia rivoluzione...ondate di rancore represso fuggiranno al controllo e il colpo di martello ferirà con orgoglio. Forse allora di nuovo potrò spiegare le mie ali tarpate.

La vendetta resta punta acuminata nell'animo di tutti.

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Nel mio paese c'è un tiranno che rende povere le persone e nega loro la libertà.

Lo fa con la forza e con mezzi di repressione, paura e guardie armate.

L'odio che si è auto impresso segnerà il suo declino nella ribellione del popolo.

Nella mia vita c'è un tiranno che mi rende povera d'esperienza e nega la mia libertà.

Lo fa con modi gentili e affabili, con lacrime d'amore e comprensione.

L'affetto che si è auto impresso segnerà la sua indiscussa vittoria sull'afflitta che mai vuole arrecare dolore.

Ma come si abbatte un tiranno, se nella guerra di rivoluzione il despota è il tuo compagno? Come si continua a vivere nel dolore?

Il golpe è fallito. L'esercito non si riformerà.

Il fuoco - tuttavia - sarà sempre pronto per essere ravvivato.

 

postato da: kiocciolina alle ore 15:11 | Permalink | commenti
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mercoledì, 19 luglio 2006

APPELLO PER UNA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA SUI FATTI DEL G8 DI GENOVA


In Italia, nel luglio del 2001, abbiamo vissuto quella che Amnesty International ha definito "la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale".

Quella ferita, inferta così violentemente il 20 e 21 luglio, ha lasciato un'ennesima macchia di sangue nelle pagine della storia del nostro paese, il sangue di migliaia di giovani umiliati, malmenati e torturati da coloro che sarebbero stati addetti a preservarne la sicurezza; la vita rubata al giovane Carlo Giuliani, vittima sacrificale di una mattanza indistinta.

La ferita dei giorni di Genova è rimasta aperta e dolorante nelle coscienze di tanti italiani e italiane che ancora s'interrogano sulle responsabilità politiche e materiali di quei gravi fatti, di chi si chiede come mai a cinque anni di distanza ancora non si sia fatta chiarezza sulla linea di comando, sulle inadempienze, sugli abusi di potere, sugli occultamenti di prove o sulla loro invenzione.

Subito dopo quegli avvenimenti fu istituita una Commissione di indagine conoscitiva bicamerale dotata di poteri d'indagine limitati. La natura stessa della Commisione, nonché il breve tempo in cui si svolsero i lavori (conclusi il 20 settembre 2001) denotano la volontà del governo di centrodestra di chiudere velocemente la faccenda, auto-assolvendosi agli occhi del Paese. Tale Commissione ha conseguentemente prodotto solo una sommaria e lacunosa ricostruzione dei fatti accaduti a Genova, senza arrivare ad una ricostruzione puntuale degli avvenimenti.

Anche i successivi eventi processuali (a cominciare dalla archiviazione dell'omicidio di Carlo Giuliani) sono risultati viziati dalla stessa logica: chiudere la "pratica Genova" nel più breve tempo possibile. Si sono dunque banalizzati i fatti, riconducendoli ad una logica di "manifestanti violenti" contrapposti a "sporadici eccessi delle forze dell'ordine". Tutto questo col risultato di non poter vedere la precisa linea di repressione del dissenso di cui Genova ha costituito l'episodio più grave, seguito da altri meno noti ma non per questo meno inquietanti. Seguendo il solco ideale del disinteresse tracciato dalla Commissione parlamentare, possiamo leggere non solo le vicende processuali, ma anche la grave distrazione dei maggiori media italiani, che stanno lasciando scivolare i processi in corso per i fatti di Genova nella più completa apatia.

Se il nuovo governo vuole imprimere una svolta democratica al nostro paese, da qui deve cominciare, perché non può esserci futuro democratico laddove una macchia così grave viene lasciata alle spalle, perché non può esservi saldezza di diritti in un paese in cui rimangono troppi dubbi sull'omicidio di un giovane ad una manifestazione.

Il giorno dell'insediamento del nuovo governo è stato ripresentato al Senato un disegno di legge sostenuto da 60 senatori e senatrici che prevede l'istituzione di una commissione d'inchiesta sui giorni del G8 che abbia gli stessi poteri dell'autorità giudiziaria, che possa cioè utilizzare tutti gli strumenti utili ad acquisire informazioni necessarie al raggiungimento della verità. Analoga iniziativa è in corso alla Camera dei deputati, con la possibilità quindi di ottenere una Commissione bicamerale, che avrebbe ancora più peso politico. E' urgente che questo disegno di legge venga discusso al più presto dal Parlamento per essere approvato e l'inchiesta possa rapidamente partire.

E' necessario che tutti e tutte coloro che in questi anni hanno condiviso la lotta per ottenere verità e giustizia si impegnino a far si che ciò avvenga. Bisogna insistere affinché ogni parlamentare si senta in dovere di assolvere una richiesta forte proveniente dal paese: nessuna lungaggine burocratica, nessun ostacolo dovrà frapporsi questa volta all'istituzione di un organismo, realmente aperto all'ascolto di tutti i soggetti che hanno faticosamente lavorato in questi anni alla ricostruzione dei fatti, e che possa dunque far luce sul black out di civiltà che ha investito il nostro paese nel luglio del 2001.

Chiediamo a tutti e tutte di impegnarsi attivamente affinché si possa finalmente in questo Paese, almeno su questa vicenda, restituire alle parole verità e giustizia il loro significato.


PER ADESIONI SCRIVERE A:
commissioneg8@yahoo.it

AIUTACI A DIFFONDERE L'APPELLO E A FARLO FIRMARE!

http://www.piazzacarlogiuliani.org

postato da: kiocciolina alle ore 17:22 | Permalink | commenti
categoria:pace, attualitĂ 
mercoledì, 19 luglio 2006

CENT'ANNI DI SOLITUDINE di Gabriel Garcia Marquez

 

 

E' la storia centenaria della famiglia Buendia e della città di Macondo. In un intreccio di vicende favolose, secondo il disegno premonitorio tracciato nelle pergamene di un indovino, Melquiades, si compie il destino della città dal momento della sua fondazione alla sua momentanea e disordinata fortuna, quando i nordamericani vi impiantarono una piantagione di banane, fino alla sua rovina e definitiva decadenza. La parabola della famiglia segue la parabola di solitudine e di sconfitta che sta scritta nel destino di Macondo, facendo perno sulle 23 guerre civili promosse e tutte perdute dal colonnello Aureliano, padre di 17 figli illeggittimi e descrivendo in una successione paradossale le vicende e le morti dei vari Buendia.

 

 

 

Grazie a questo libro Marquez ha vinto il Premio Nobel nel 1982.

L'ho letto solo il mese scorso, e devo dirvi che è veramente uno dei libri più belli che io abbia letto in vita mia. Il libro si apre sulla visione allegra e spensierata di Macondo, paesino Colombiano in cui la gente vive ancora in modo semplice, isolata dal mondo e dalla tecnologia che avanza rapidamente. Le immagini percettive che offre il libro sono grandiose e stimolanti. Man mano che il racconto si infittisce di avvenimenti e personaggi e l'albero genealogico della famiglia Buendia si intreccia all'inverosimile, il piccolo Macondo cresce, si sviluppa, diventa città fiorente e produttiva. Il tutto sullo sfondo della guerra civile, che vede protagonista della reazione liberale il colonnello Aureliano Buendia.

Tutti i personaggi sono ottimamente delineati, ognuno con la sua peculiarità; ogni personaggio viene seguito lungo tutto il corso della sua evoluzione, in sprazzi di follia e magia. Le discendenze generazionali si incontrano e scontrano, ma ciò che veramente sembra accomunare tutti i Buendia, e in particolar modo i personaggi femminili, è un'aurea di solitudine che li circonderà e perseguiterà per una vita intera.

....mi vengono i brividi solo a ripensarci. Lo rileggerei anche tutto d'un fiato.

Superconsigliato. Voto: 10!

postato da: kiocciolina alle ore 01:47 | Permalink | commenti
categoria:libri
venerdì, 14 luglio 2006

Foto dal CILE.

Appena dicono Cile io penso a lui. Un grande uomo degno di stima.

El Palacio de la Moneda

 

 

 

Arco Iris

 

sorgente nel deserto

L'occhio del deserto

Il confine con la Bolivia

La valle della luna

 

.......e adesso...non vorreste essere lì anche voi?!

postato da: kiocciolina alle ore 18:54 | Permalink | commenti
categoria:viaggi
venerdì, 14 luglio 2006

9 LUGLIO 2006

Finale del Mondiale Germany 2006:

CAMPIONI DEL MONDO!!

E siamo a 4!!! Grandissimi Azzurri! Ci hanno fatto sognare ed appassionare...soffrire anche, come al solito..ma questa volta ci hanno fatto un regalo enorme!

Eccola qui la mitica coppa che torna in Italia dopo 24 anni!

Magnifica!!

Grandissimo mondiale per Buffon, Zambrotta, Grosso...un pò per tutti ma c'è chi ha fatto di più: è lui, il Capitano, perché come lui non c'è nessuno: CANNAVARO!

postato da: kiocciolina alle ore 18:20 | Permalink | commenti
categoria:attualitĂ