Oggi voglio farvi entrare in contatto (o far ri-entrare, a seconda dei casi) con un filosofo che trovo decisamente grande. Sto parlando di Arthur Schopenhauer. Quando mi sono trovata in quinto liceo a doverlo studiare, mi ha colpito enormemente, perché il suo modo di pensare, i suoi scritti e pensieri si trovavano a riflettere, in modo più o meno somigliante, dei pensieri già da me formulati.
Per questo motivo oggi, trovandomi a rileggere una raccolta di frasi e pensieri che mi avevano lasciato una traccia dentro, ve li ripropongo. Da queste frasi si può ricostruire qualcuno dei punti essenziali della sua filosofia, ma per chi sia particolarmente interessato, lascio un link: http://www.cronologia.it/storia/biografie/schopenh.htm
Chi non ama la solitudine non ama neppure la libertà, perchè si è liberi unicamente quando si è soli.
Ci sarà una sola determinata donna che corrisponderà nel modo più perfetto ad un determinato uomo. La vera passione d'amore à tanto rara quanto il caso che quei due si incontrino.
Ciò che nella vita reale mi ha sempre e ovunque ostacolato è stata la mia incapacità, fin negli anni della vecchiaia, di farmi un'idea autentica della meschinità e della bassezza degli uomini.
Ciò che rende socievoli gli uomini è la loro incapacità di sopportare la solitudine e, in questa, se stessi.
Dei mali della vita ci si consola con la morte, e della morte con i mali della vita. Una gradevole situazione.
Desiderare l'immortalità è desiderare la perpetuazione in eterno di un grande errore.
Genio e follia hanno qualcosa in comune: entrambi vivono in un mondo diverso da quello che esiste per gli altri.
I pensieri messi per iscritto non sono nulla di più che la traccia di un viandante nella sabbia: si vede bene che strada ha preso, ma per sapere che cosa ha visto durante il cammino bisogna far uso dei suoi occhi.
I pregi della posizione sociale, della nascita, sia pure regale, della ricchezza e simili stanno agli autentici pregi personali, il grande spirito o il grande cuore, come i re da palcoscenico stanno a quelli veri.
Il grande dolore che ci provoca la morte di un buon conoscente ed amico deriva dalla consapevolezza che in ogni individuo v'è qualcosa che è solo suo, e che va perduto per sempre.
Il suicida è uno che, anziché cessar di vivere, sopprime solo la manifestazione di questa volontà: egli non ha rinunciato alla volontà di vita, ma solo alla vita.
Imitare le qualità e le caratteristiche altrui è molto più vergognoso del portare abiti altrui: perché è il giudizio della propria nullità espresso da se stessi.
In tutti i popoli esistono i monopolizzatori e gli appaltatori del bisogno metafisico: i preti.
Io non ho scritto per gli imbecilli. Per questo il mio pubblico è ristretto.
La felicità è come l'elemosina gettata al mendico. Gli permette di vivere oggi per prolungare il suo dolore l'indomani.
La religione cattolica è un'istruzione a elemosinare il cielo, visto che sarebbe troppo incomodo guadagnarselo. I preti sono gli intermediari di questa elemosina.
La vita è una cosa spiacevole, e io mi sono proposto di passare la mia vita a rifletterci sopra.
La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia.
Nessuno si è mai sentito felice nel presente, a meno che non fosse ubriaco.
Non v'è dubbio che la vita non ci sia stata data perché ne godiamo, ma per vincerla - per superarla.
Quando pensiamo con orrore alla morte, la consolazione più sicura ed efficace che ci è data è sapere che essa ha almeno questo di buono, che è la fine della vita.
Quando uno comincia a parlare di Dio, io non so di cosa parli, infatti le religioni, tutte, sono prodotti artificiali. (da O si pensa o si crede)
Se un dio ha fatto questo mondo, io non vorrei essere quel dio, perché il dolore del mondo mi strazierebbe il cuore
Templi e chiese, pagode e moschee, in tutti i paesi e in tutte le epoche, sono una testimonianza, nel loro splendore e nella loro grandezza, del bisogno metafisico dell'uomo che, potente e indistruttibile, segue a ruota il bisogno fisico.
Verso la fine della vita avviene come verso la fine di un ballo mascherato, quando tutti si tolgono la maschera. Allora si vede chi erano veramente coloro coi quali si è venuti in contatto durante la vita.